Sepolcri

Sepolcri

 

Ogni giorno ritrovo al passare

le schiere del vostro smaniare,

giostra vecchia, rozza, impazzita.

E mi chiedo: umane formiche,

meritate riposo e pietà?

 

Tu, donna, seccantesmarrita,

quante scene, quante ferite

nascondi nel tuo gracidare

e la sera nuda ti osservi,

sempre noia, zizzania e pannocchia.

 

I morti che fuggono intorno

e i giorni che ognora rivesto,

sono fitta grandine e nebbia,

opachi gelidi punti

vuotamente caduti dal cielo.

 

E cosa alla fine cantare?

Ti scorro le dita sul corpo

e voglio sentirti muggire,

strapparti improvvisi piaceri,

e aspettare, pian piano, tacere.

 

È perversa ragione di morte:

fino a quando la lingua vogliosa

può ancora una volta soffrire

e alla fine le resti distinto

un amore da far seppellire?

 

01-11-2011

 

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