La polemica di Marx contro Stirner: Introduzione

Introduzione

 

La filosofia tedesca moderna trovò la sua conclusione nel sistema hegeliano, nel quale per la prima volta, e questo è il suo grande merito, tutto quanto il mondo naturale, storico e spirituale venne presentato come un processo, cioè in un movimento, in un cangiamento, in una trasformazione, in uno sviluppo che mai hanno tregua, e fu fatto il tentativo di dimostrare il nesso intimo esistente in questo movimento e in questo sviluppo”. (1)

Questo era Hegel per la maggior parte dei Giovani hegeliani e quando essi ritennero la sua filosofia espressione esemplare del potere dominante, anzi l’ideologia propria dello stato prussiano, ognuno fece a gara per rintracciare i riscontri tra hegelismo e predeterminata giustificazione dello stato di cose esistente, ossia di tutte le situazioni più retrive e reazionarie dell’epoca.

Com’è risaputo le dispute, di fatto, convergevano sulla scissione della formula hegeliana secondo cui tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale, una circolarità che per i Giovani hegeliani, Hegel stesso aveva tradito; su questa base, tutti cercarono di dimostrare quando fosse stata strumentalizzata e divenuta, in conclusione, fittizia.

I Giovani hegeliani, oltre ad attaccare Hegel, non si risparmiarono critiche e accuse, talora infamanti, ma al là di questo magma di riflessioni, invettive e sottigliezze portate fino al paradosso, non si può negare che Hegel venne sezionato in tutte e le sue parti e in questo saggio si è tentato di dimostrare che la decomposizione più profonda del sistema hegeliano l’abbia prodotta Max Stirner, così come, nello stesso tempo, va riconosciuto a Karl Marx il merito del più profondo rovesciamento della dialettica.

Su questa decomposizione e su questo rovesciamento affronteremo i due momenti, di grande rilevanza, della rivolta e della rivoluzione.

Per il momento, si può dire che Stirner, attraverso un volontarismo ed un individualismo, portati alla massima esasperazione concettuale, concepì l’unità di teoria e prassi nell’annichilamento di ogni razionale e di ogni reale che potesse prefigurarsi al di là della sua personale “originalità” o, come da lui stesso definita, “unicità”.

In questa prospettiva, sia l’oggettività metafisica di Hegel, sia il materialismo o idealismo umanitario della Sinistra, venivano ad essere accomunati e negati, attraverso un pensiero in cui “l’individualità”, intesa nel più profondo significato di ente con nome e cognome e destino inimitabili, si presentava come solo criterio discriminante di ogni filosofia e ogni evento storico significativo.

È ovvio che, in questo sistema, l’”oggettività”, necessariamente, dovesse assumere una connotazione tutta particolare o, come gli rinfaccerà astiosamente Marx, un puro esibizionismo dialettico, senza conseguenze effettive, avendo come progetto un mondo immaginario, nato e morto nella mente.

James Joll (2) scrive che lo pseudonimo di Stirner “celava un oscuro filosofo tedesco cresciuto ai margini dei circoli hegeliani, la cui opera principale nel 1845 aveva suscitato scarso interesse”. Ma tale affermazione rende incomprensibile perché mai un Ruge, un Hess, un Feuerbach, per citarne alcuni, si prendessero la briga di dedicargli la propria attenzione e perché mai quasi tutta l’Ideologia Tedesca di Marx-Engels è dedicata al San Max. (3)

Attualmente, Cesare Luporini ha “arrischiato la previsione” che una ripresa di rilettura nel settore della Sinistra hegeliana è del tutto probabile e bisognerebbe aggiungere inevitabile, superando certe canoniche quanto pretestuose interpretazioni.

In ogni caso, è verisimile che la figura di Stirner costituisse agli occhi di Marx il prototipo del solipsista e, pur se il solipsismo si ritroverà in diversi atteggiamenti sulla sua strada, quello di Stirner resterà sempre emblematico.

Come detto, la critica a Stirner occupa la più parte dell’Ideologia TedescaQuest’opera, dal punto di vista dell’evoluzione del pensiero marxiano, costituisce uno dei momenti cruciali per l’esplicitarsi del materialismo storico, o, come si esprimerà molto felicemente Louis Althusser, una vera e propria “rottura epistemologica”. (4)

Si può, infatti, dire che nell’ Ideologia si difende la conquista della nozione di “genere” (gattung), di derivazione feuerbachiana, ma reinterpretata secondo le acquisite “distanze materialistiche” sintetizzate nella prima sezione dell’opera e in particolare nelle famose Tesi su Feuerbach, divenendo dunque la premessa dell’insieme del sistema marxiano.

L’Ideologia rappresenta, come affermarono gli Autori, Marx ed Engels, la critica della loro anteriore coscienza filosofica e, d’altro canto, l’affacciarsi di una nuova concezione scientifica della storia.

Lo espressero con questa lucida conclusione: “L’esegesi filosofica tedesca rispecchia semplicemente la meschinità delle reali condizioni tedesche”. (5)

In conclusione, parlando di solipsismo nella critica di Karl Marx, dobbiamo prevalentemente riferirci a Max Stirner, nella cornice del fumoso dibattito interno alla Sinistra hegeliana. Stirner non inneggia all’uomo sociale, che Marx definirà per tutta la vita e in tutta la sua opera nei suoi aspetti di oggetto-soggetto della produzione della vita materiale, ma all’Unico che tende tutt’ al più ad “un’associazione di egoisti”.

Nel primo libro del Capitale, anche Marx userà la formula “associazione di uomini liberi”, ma arricchita di un contenuto collettivo, che, nello stesso campo anarchico e nello stesso periodo, impegnerà anche Michele Bakunin, restando assolutamente assente dalle preoccupazioni di Stirner.
Possiamo, però, affermare che Stirner sia stato ritenuto più solipsista di quanto fosse?
È questa la vecchia tesi espressa da Max Nettlau nel criticare l’interpretazione dell’Unico ”in chiave ultra individualista” (6): una legittimazione che, all’interno della storia dell’anarchismo, renderà consistente la cosiddetta corrente antiorganizzativa.

Trovata una soluzione o comunque una risposta a questo problema, sarebbe possibile un accostamento non forzato tra Marx e Stirner, tra lo strutturalismo sociale dell’uno e l’individualismo psicologico dell’altro, ovvero, per quanto ci riguarda particolarmente, i criteri per delineare la differenza e la complementarità tra rivoluzione e rivolta.

 

 

 

NOTE

 

1) F. Engels, Antiduhring, Roma 1950, Introd., pag. 30.

2) James Joll, Gli anarchici, Milano 1970, pag. 218

3) La partecipazione di Moses Hess alla stesura del San Max è molto controversa, non così la partecipazione alla prima parte dell’Ideologia. Ne dà prova il Monke negli Annali Feltrinelli, 1963, pp. 438-509.

4) L. Althusser, Per Marx, Roma, 1970.

5) Marx-Engels, L’Ideologia Tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1958, pag. 3

6) Max Nettlau, Breve storia dell’anarchismo, Cesena, 1964, pp.60-6

 

25-02-2011

 

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